SANGUE E LAME
Chi non comprende i suoi errori è condannato a ripeterli.
Si dice che errare è umano e perseverare è diabolico.
Quando vivi all'inferno del diavolo te ne fotti.
Il diavolo che come sai è permaloso, non la prende mai bene e ti perseguita in modo astuto ed inaspettato. Io ho provato a fottermene ma non è durato mai abbastanza.
La prima volta fu un ballerino di tango, magro ed elegante il cui volto era nascosto in ombra dietro la falda del cappello, rigorosamente vestito di rosso sia mai che si veda il sangue. Si prese un amico in un momento di debolezza che trovammo ancora con la siringa nel braccio e un sacchetto di plastica in testa. Non è stato né educativo né dissuadente.
Osservandolo sdraiato nel letto, senza neanche vederlo in faccia, si intuiva un ghigno deforme sotto la plastica, il ballerino di tango rideva.
Pochi anni dopo fu Eliana una donna cannibale, bellissima e desiderata da tutti, decise che sarei stato io il suo giocattolo, rinunciò alle lusinghe di tutti i corteggiatori, scegliendo me – uno dei suoi dipendenti - e mi divorò per mesi tante di quelle volte, che alla fine mi piacque e fuggimmo, ma non basta mai solo il sesso ad unire due persone.
Quello che serviva, non ero più io a poterglielo dare, ero esausto non del sesso, ma della responsabilità di una donna con il doppio dei miei anni, che avrebbe voluto una convivenza impossibile, esausto delle minacce di morte del marito, e dei pianti della figlia.
Scappai devastato e distrutto dalla mancanza di lei e del sesso.
Il ballerino di tango tornò per me, una, due, cinque volte nella speranza che una dose tagliata male mi rendesse disponibile per il prelievo.
Dopo quattro anni di solitudine e rifiuto di qualsiasi relazione con donne, arrivò un giorno Emanuela che candidamente mi confessò di essere vergine e che avrebbe voluto che fossi io il primo, non per amore, ma per non giungere impreparata a future prime volte. Le chiacchiere da parrucchiera che circolavano sulla relazione con Eliana, l'avevano condotta da me.
Il tempo e l'astinenza cominciavano a pesare, ma per una mia regola morale, non avrei mai pianto, pregato o pagato per il sesso.
Approfittammo dell'estate e delle reciproche vacanze, partimmo in moto per tre giorni verso sud, a Mattinata affittammo una casina modesta e ci fermammo lì. Emanuela era sempre più tesa come se si fosse pentita di tutto, eravamo più o meno coetanei, lei contava su di me per evitare la brutalità di una prima volta.
Stanchi, un po' cotti dal sole e dal vino, giunse la notte e andammo a letto, in piena estate era impossibile usare un lenzuolo, per quanto lei insistette per tenerlo, non obbiettai, preferì che ci spogliassimo al buio e sotto le lenzuola, anche se in realtà c'era veramente poco di cui spogliarsi o nascondersi ad agosto in puglia.
Mi avvicinai a lei con il massimo della delicatezza possibile, ma trovai un blocco di ghiaccio aveva le braccia serrate attorno al seno, le gambe strettissime, tremava e respirava a fatica, in pratica aveva un attacco di panico in corso e mi domandai da dove derivasse tale paura, chi le aveva parlato del sesso per terrorizzarla così. La abbracciai da dietro per riscaldarla e spezzare quella rigidità immotivata, un pochino si sciolse, e riusci a girarsi, mi appoggiò la testa sulla spalla e parlammo tutta la notte, mi confessò di avere paura e di averci ripensato, come era nel suo diritto.
Il giorno dopo andammo al mare, pensai fosse meglio lasciarla tranquilla senza dover riaffrontare il discorso.
La seconda notte il contatto fu più ravvicinato ma quando mi sfiorò sentendo l'erezione si chiuse come un ostrica, tentai di accarezzarla per tranquillizzarla, ma ormai il suo corpo si era irrigidito di nuovo. Quella notte non si rilassò quindi dormimmo senza neanche parlare.
Non le chiesi mai nulla di più.
La mattina del terzo ed ultimo giorno le chiesi se volesse restare ancora, ma lei capì che le cose non sarebbero cambiate, così decidemmo di ripartire.
C'era ovviamente un grande affetto già da prima, una volta a casa mi salutò ringraziandomi mille volte, fu lei a tagliarmi il codino di capelli lungo quanto tutta la schiena. Si sposò uno o due anni dopo, ebbe due figlie e visse spero felice la sua vita. E' stato il miglior NON sesso della mia vita. Una parentesi tenera ed affettuosa da ricordare con orgoglio.
Passò ancora molto tempo finché anche la mia clausura forzata non terminò e mi sposai, la mia vita coniugale non fu né felice né serena.
A venti anni esatti dalla prima volta, il ballerino di tango, sapeva che ero debole e si divertiva a mettermi alla prova.
All'inizio degli anni duemila, internet non era ancora molto diffuso, ma non mi impedì di sperimentare le prime chat, dove conobbi la mia personale dannazione dalla quale non sono più fuggito.
Rossella è stata la sola donna che ho amato in modo travolgente e totale di un amore impossibile ed incomprensibile per come è nato e cresciuto.
Chat e reciproca immediata simpatia, appuntamenti digitali solo per parlare io dal lavoro lei da casa, ogni giorno almeno una volta, poi lo scambio dei numeri di cellulare, la voce che si spezza di emozione, la voce che iniziamo ad amare e aspettare per ore, e a costi assurdi.
La decisione di vederci, a Napoli una mattina, incontro in stazione, entrambi con gli occhiali da sole, dal momento in cui li togliamo e ci guardiamo negi occhi non smettiamo più di vivere uno negli occhi dell'altro, fino alla fine del nostro rapporto, sia da vicini che da lontani, ancora oggi a venti anni di distanza non faccio nessuna fatica a ricordarli ed emozionarmi.
Poi le sue mani sulla mia faccia come se volesse prendermi a schiaffi e invece sono carezze, mani da cui non sono riuscito più a fuggire, un'attrazione e una tensione tra noi che fa sparire tutto il mondo intorno, ci fermiamo a parlare a Castel dell'Ovo, i nostri visi si avvicinano e come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se ci conoscessimo da sempre, ci baciamo nella totale impossibilità di considerare che di fatto ci siamo conosciuti poche ore prima, saremmo potuti essere due pazzi a confronto.
Durante una pausa da noi stessi, sdraiato su un muretto, i suoi occhi nei miei e sullo sfondo un cielo davvero azzurro, in cinque minuti immagino il romanzo che scriverò per lei, come una lettera d'amore.
Il mondo contro, i coniugi traditi tra minacce e ritorsioni, proseguiamo per mesi con incontri saltuari e occasionali, dove comunque c'è la possibilità di precipitare in un oceano di passione tanto desiderato quanto ricercato.
L'ultima settimana insieme passata ospiti in casa di amici dove abbiamo sperimentato tutto il sesso di cui eravamo capaci, mangiandoci l'un l'altro mai sazi, nella speranza di conservare il più possibile il nostro sapore e i nostri odori, prima che il tempo li cancellasse. Era la prima settimana di agosto, l'8 saresti ripartita per tornare a casa.
Il penultimo giorno ti accorgi di aver finito la pillola anticoncezionale, non siamo bambini e staremo attenti a non fare errori. Non lo so come è andata.
Quando poi la lontananza da mio figlio inizia a generare problemi che affrontiamo di persona, lei mi fa capire che per amore è disposta a rinunciare a me, purché io sia felice.
Pur avendone parlato a lungo ed essere quasi giunti alla conclusione della separazione che non riuscivamo a prendere seriamente in considerazione, dopo circa un mese di insostenibile lontananza la chiamo e le comunico l'intenzione di rientrare a casa dalla mia ex moglie e mio figlio.
Una telefonata fredda e vigliacca, con inutili tentativi di sopire i miei sensi di colpa e le sue preghiere di ripensarci. Strappandomi il cuore dal petto riesco a chiudere la comunicazione e un attimo prima lei mi dice non buttare la scheda SIM non cancellare il mio numero, con una voce pesante e definitiva che lascia in sospeso discorsi incompleti.
Da quel giorno un continuo strazio tra il desiderio di correre da lei e l'esigenza di dimenticarla per non causare ulteriori traumi ai nostri figli.
Molto tempo dopo vengo a sapere da comuni amici che era tornata col marito, come io con mia moglie, con la quale abbiamo interrotto ogni tipo di rapporto fisico che andasse oltre gli insulti.
Il ballerino di tango era ormai alle mie spalle, sentivo l'odore di fiori marci e terra bagnata.
La fuga stavolta fu nell'alcool, il dolore era insopportabile, e la necessità di sedare ogni volontà di correre da lei, per mesi si sciolsero nei liquori. Controllato, gestito e scelto ma pur sempre stonato.
Il ballerino rise e preparò la mia nuova dannazione con la sua nuova doppia vendetta.
Altri venti anni ed eccoci ad oggi, dove per causa di internet nell'impossibilità di sparire del tutto dalla traccia digitale che ci lasciamo dietro, qualche tempo prima mi capita il suo profilo di facebook che apro ma vedo come privato, solo l'immagine di copertina mi svela una vecchia foto di lei con la famiglia, marito i due figli e una bambina di circa otto o dieci anni, verifico la data, incrocio i dati e bang, i tempi di concepimento e nascita coincidono con i nostri ultimi rapporti, il profilo è bloccato quindi non ho modo di esplorare il suo account, ovviamente in quel momento penso ogni possibile scenario, e a meno che non sia tornata immediatamente dopo la nostra separazione dal marito ed abbia iniziato una sessione di sesso sfrenato fino a rimanere di nuovo incinta, cosa che conoscendo sia lei che i motivi della separazione, non credo minimamente sia potuto succedere, mi persuado che ci sono serie possibilità che quella bambina sia mia figlia almeno in un rapporto 70/100.
Decido di monitorare la situazione, il marito un po' coglione ha il profilo pubblico su diversi social e incrociando nomi e amicizie, salta fuori un video di lei al suo ventesimo compleanno, bella come il sole, sto impazzendo?
Torna tutto il dolore, nel petto, nel cuore e nello stomaco, giorno per giorno, ora per ora, un dolore incomprensibile per tutto quello che poteva essere e non è stato, per tutto quello che ho perso di lei, il sospetto che il giorno maledetto dell'ultima telefonata lei già sapesse e non abbia voluto dirmelo, lasciando sospeso un canale d comunicazione invitandomi a non cancellare i nostri numeri.
Comincio a respirare male, ad aver bisogno di più aria di quanta riesca a respirarne normalmente. Il ballerino è ancora lì cazzo.
Poi un giorno, il mese scorso, conosco Carla, la guardo negli occhi una due volte, le guardo le mani, lei mi guarda negli occhi, la osservo, l'altezza, il sorriso, il profilo; altri colori ma è lei, cazzo è lei, il ballerino di tango me la rimette davanti agli occhi ancora una volta, nella sfida finale, poi è lei ad avvicinarsi per una circostanza casuale e mi chiede qualcosa che avrei dovuto rifiutare, così senza senso, senza conoscermi e senza che io la conosca, da allora non mi è più possibile staccarle gli occhi di dosso, la guardo ogni volta che posso e posso vederla stanca, sorridente, confusa e arrabiata, a volte mi guarda perplessa perché sa che la osservo di tanto in tanto, col cazzo, sono sintonizzato su di lei sempre, la sento arrivare, la chiamo col pensiero.
Rossella ritorna prepotentemente alla memoria e si impossessa di me attraverso di lei, perché ora? Perché lei?
La osservo e scrivo, scrivo e osservo, confesso la mia ossessione per settimane, il dolore straziante della nostalgia, e il chiodo fisso di un pensiero che continua a battere sempre più forte nella mia testa. Bastardo ballerino di tango sei venuto a dirmi di nostra figlia, sei venuto a portare il conto dei miei sensi di colpa.
La povera Carla inconsapevole protagonista di questo finale di stagione, costretta a subire la mia presenza ingombrante mentre cerco di conquistare più spazio per poterle parlare, per poter capire meglio.
Credo di averla spaventata perché lei non sa che quello che la sta investendo è un'onda anomala d'amore che passa attraverso il tempo e lo spazio, proprio come nel mio romanzo di ormai venti anni fa.
Il dolore continua da dentro che spinge ma non esce mai, riempie ogni mia cellula mi sento esplodere e c'è un taglierino nel portapenne sulla scrivania, niente eroina oggi, niente alcool, ed è un taglio, poi un'altro e ancora e ancora, trenta tagli, sangue e lame, il vestito del ballerino di tango è sempre più rosso come le mie braccia.
Di giorno il lavoro e Carla, la notte il dolore e Rossella, sempre e ovunque Eliana perché sì anche lei si chiama Eliana dove tutto è iniziato, quaranta anni fa.
Per Carla mi spiace ma non è stata scelta, altrimenti sarebbe potuta esser una qualsiasi delle tante donne e ragazze transitate per il lavoro. Perché quindi proprio lei? Un giorno cercando di tranquillizzarla in seguito al precipitare di alcuni eventi dove lei ha visto i miei tagli, le ho detto chiaramente che l'unica responsabilità che aveva lei in questa storia era quella di essere sé stessa così com'era, davanti a me.
E le mille altre domande: perché ora, perché lei?
E le sto creando problemi che non vorrei crearle.
E vorrei dirle che l'amo ma che non è lei che amo, o almeno non lo so.
E faccio sempre più fatica a gestire questo dolore dentro, piango e taglio, taglio e piango, e una voce oggi ripeteva, si prega i signori viaggiatori di non oltrepassare la linea gialla.
Ora sono sulla linea gialla, un passo avanti e il dolore finisce, un passo indietro e il dolore torna.
Il ballerino di tango ora è qui. E mi dice: vai adesso puoi.