LINEA GIALLA
Si prega i signori viaggiatori di non oltrepassare la linea gialla
Perché dovrei allontanarmi dalla linea gialla? E' così bella questa linea, larga e di un bel giallo vivo sullo sfondo nero del PVC, forse un po' sporca a furia di essere calpestata da centinaia di viaggiatori ogni giorno.
Nessuno da importanza alla linea gialla, a nessuno importa della linea gialla, comunque lei è lì, mantiene il suo compito con coerenza, l'ho guardata per anni e anni, spesso mi sono avvicinato un po' timoroso, con il timore di scoprire cosa si nascondesse al di là e perché non andava oltrepassata.
Col passare del tempo iniziai ad avere un sospetto, e quando nessuno mi vedeva, a volte mi chinavo a guardarla di nascosto più da vicino, alcune volte la vedevo vibrare e mi ritraevo di colpo.
Quella notte era ormai tardissimo e la stazione era letteralmente deserta, mentre aspettavo il passaggio dell'ultimo treno, presi coraggio e mi avvicinai di più, non so se qualcuno mi osservasse dalle telecamere, ma subito una voce risuonò col solito messaggio: Si prega i signori viaggiatori di non oltrepassare la linea gialla, mi guardai intorno e non c'era nessuno, i viaggiatori ero io.
Questo messaggio iniziava ad irritarmi davvero, giorni, mesi ed anni a ricordarmi sempre la stessa cosa, fanculo, misi entrambi i piedi sulla linea gialla, e non successe niente. Restai lì con l'idea di aver fatto qualcosa di illegale e proibito.
Non potei tornare per anni alla mia linea gialla, ma non la dimenticai mai, chissà se le ero mancato, per molto tempo avevo pensato a lei e al perché non doveva essere oltrepassata, questa regola che non si poteva andare aldilà era assurda.
In quegli anni sempre più solo ed isolato nello stupore plastico dei sedativi e degli antidepressivi, il tempo non passava mai, mentre tutti erano via il silenzio era pesante, le gambe di più, la testa cadeva e pendeva.
Le finestre bloccate, la porta chiusa a chiave, il gas chiuso il contatore bloccato, il cassetto dei coltelli con il lucchetto, mangiare banane e yogurt, quando tentai di mangiare l'imbottitura di un cuscino e mi trovarono cianotico e rantolante, finalmente uscii.
La finestra e la porta bloccate, nessun cassetto da aprire, niente banana solo confezioni di composta di frutta e flebo di sedativi, croste di bava agli angoli della bocca e sapore di ferro in bocca, ogni tanto sognavo la mia linea gialla.
Ogni giorno passava un medico diverso e mi faceva le stesse identiche domande, io rispondevo ma era come se non parlassi, non mi ascoltavano, come se fossi invisibile.
Col tempo iniziai a credere e a desiderare di esserlo veramente invisibile.
La terapia cominciò a scalare di un dieci percento alla volta fino ad arrivare al minimo.
I medici cambiavano sempre, le domande no.
La terapia terminò e mi concessero qualche minuto nella sala comune, non potevo ancora tornare a casa, è un pericolo per lei e per gli altri capisce?
NO NON CAPISCO CAZZO, NON CA-PI-SCO, si calmi ripeteva, va tutto bene, NO NON VA BENE UN CAZZO DI NIENTE INVECE.
Continuava a ripetere di calmarmi e più lo faceva e più mi incazzavo, urlavamo entrambi come se ne dipendesse della nostra vita, sicuramente della sua, ora che lo avevo preso al collo e stringevo tenendolo fermo contro il muro, sentivo i passi veloci dietro di me stavano arrivando medici e infermieri.
Ma erano mesi cazzo, mesi interi che comprimevo dentro d me una tensione rabbiosa, una furia che neanche i farmaci più potenti avevano mai sedato in tutto quel tempo, ogni tanto crollavo e sognavo la linea gialla, ma al risveglio tornavo a comprimere rabbia e furore omicida, ero ormai una molla tirata al massimo, non ricordo con precisione come accadde, rumori urla di terrore, quattro persone a terra nel sangue, il medico col collo spezzato ancora tra le mie mani.
Fuggii, casualmente non indossavo il camice ma tuta e scarpe da ginnastica, tutti accorrevano in senso contrario per vedere cosa era successo.
L'ospedale era in centro, spaesato, esausto e nervoso girai due o tre angoli procedendo a caso finché giunsi da lei, entrai in metropolitana, non avevo il biglietto, il controllore mi venne incontro, errore, anche lui a terra nel sangue, già vedevo la linea gialla, era là mi aveva aspettato per tutto quel tempo, corsi verso di lei, il treno stava arrivando e saltando la oltrepassai, finalmente ero aldilà, finalmente pace.