L'UOMO DI VETRO
Trasparente. Impermeabile.
Nel vetro vedi tutto sia in un senso che nell'altro, nel vetro puoi anche specchiarti, se fai attenzione, da vicino puoi vedere una versione migliore di te, con riflessi ed ombre più tenui, perché il vetro spiana gli spigoli e esalta le curve.
Finché non si rompe e le schegge diventano caos e il vetro diventa definitavamente inutile e irreparabile.
Da quel momento potrà solo far male a chi lo tocca, rischia di ferirti, tagliarti e farti sanguinare, anche se non è nella sua natura, anche se non è stato creato per questo, anche se fino ad un attimo prima era integro, trasparente e impermeabile.
Il vetro ti ripara dal freddo e dalla pioggia, dietro il vetro c'è sempre altro e se vuoi vederlo è lì, non potrà mai nascondersi, anche col buio.
Ma il vetro è fragile, basta veramente poco per farlo andare in pezzi, a volte basta un unghia, una fottutissima piccola unghia.
Ho vissuto sotto una campana di vetro che mi protegge, da troppo tempo, suoni e rumori ovattati, nessuno entra, nessuno esce.
Guardo il mondo scorrere fuori, immaginando cose, senza viverle mai, sfiorando la superficie liscia e, per quanto abbia tentato, questa campana non si è mai spostata di un millimetro.
Tutto resta immutato per anni, prigioniero volontario sotto la campana, colpa di nessuno, colpa di tutti, colpa mia.
Un giorno mi sveglio e qualcuno ha sollevato la mia campana, sento l'aria e il calore del sole, torno a respirare un'aria diversa, che avevo quasi dimenticato, tutti gli stimoli ricominciano a circolare nel sangue, sapori e colori che ricordo, ma le sensazioni sono cambiate; la percezione è completamente distorta, da niente a tutto, all'improvviso nel giro di pochissimo tempo.
Potrei muovermi e uscire, ma scopro che il vetro che prima era fuori ora è dentro di me, nel sangue e soprattutto nella mente.
Ma fuori mi attrae e vado senza preoccuparmi, rimetto in moto gli ingranaggi quasi arruginiti, e scopro che girano e possono ancora portarmi a fare un giro fuori.
A qualcuno il mio motore piace e chiede di farci un giro, piccoli giri pigri e lenti, senza grandi emozioni, abbastanza per oliare meglio il motore e prepararlo a velocità maggiori.
Tutto poi dipende dal pilota, da quanto decide di correre e dalla strada che prende e a quel punto io non posso più controllare niente, non ho più potere sulla velocità né sulla direzione.
Pilota sbagliato, momento sbagliato, strada sbagliata.
Troppo veloce, guda inesperta, mi diverto, ma.
Quanto ci vorrà prima di farsi male?
Una curva, un'altra curva, un vicolo cieco, un muro.
Schegge ovunque, auto distrutta, pilota ferito.
Soccorsi che tardano, tagli che si aprono sulla pelle, vetro ormai rotto.
Non si ripara più un cazzo.
In attesa della prossima campana.