Sono stata Chiara?
Chi era Chiara?
Premessa: i personaggi delle mie storie potrebbero essere inventati oppure no, comunque sia mi hanno ispirato le storie che racconto, a volte divertenti a volte meno.
Mi hanno chiesto di raccontare una storia, avrei potuto dire di no, invece ho detto sì, perché voglio raccontarvi la storia di una donna che potrebbe essere la stessa di altre mille e le storie delle donne sono sempre un ottimo pretesto per parlare di forza e dolcezza. Questa è la storia che mi ha raccontato lei senza neanche saperlo.
Ogni volta che ho conosciuto una donna che si è trasferita o pensa di farlo, ho sempre pensato ad una persona in fuga, spesso soprattutto le donne sono costrette a fuggire, da una famiglia soffocante, da una relazione tossica, da un pregiudizio, dal bullismo, dalla legge; e quasi sempre lo scopo è la rinascita, ritrovarsi in un altrove che non ci ha mai visto prima.
Questa donna, quindi, da cosa sta fuggendo, e soprattutto chi era Chiara?
Le stringeva il braccio troppo forte, lei cercava di divincolarsi ma era inutile.
Strattonandola più forte, la avvicinò a sé e le disse: “Tu da qui non te ne vai”.
Lei si girò di scatto e puntandogli l'indice con l'unghia laccata d rosso fuoco lo guardò dritto negli occhi e avvicinando il dito gli disse: “Se non mi togli subito le mani di dosso ti strappo un occhio, sono stata chiara?”.
Saranno stati gli occhi neri e profondi, le sopracciglia contratte o il tono di voce perentorio e definitivo. Lui la mollo, borbottando una minaccia vile mentre si allontanava. Chiara nemmeno ci credette troppo a questa resa, non era la prima discussione e non sarà l'ultima. Era però la prima volta che gli tenne testa e la cosa le piacque, sentì che non tutto in fondo era perduto.
La mattina dopo, la colazione aveva un sapore migliore, ma i trentadue messaggi non letti, e le quaranta chiamate perse contribuirono a guastarle il gusto della colazione, bevve in fretta il caffè e andò a prepararsi, decise di conservare quei messaggi e tutte le chiamate perse, casomai servissero in futuro. Finì di prepararsi ripassando lo smalto.
La giornata era buona e si avviò per andare al lavoro, era tornata solo per pochi giorni e sistemare le ultime cose prima di trasferirsi.
Le gomme bucate, gli specchietti storti e i tergicristallo divelti erano un presagio inequivocabile che a quel punto le parve più che sufficiente per prendere una decisione definitiva a cui pensava già da tempo.
La famiglia insisteva per una riconciliazione che dopo anni solo a loro sembrava possibile, gli amici le consigliavano invece di troncare, così messa in mezzo ad un vortice di pressioni continue lo stress divenne quasi insostenibile,
Chiara poteva essere, anzi era, una donna dolce, ma ora cominciò a dubitarne, nessuno la vide mai in preda al furore, neanche lei sapeva come avrebbe reagito, però quel giorno cominciò a mancarle l'aria e il sangue pulsava sempre più forte così, apparentemente inerme, davanti la sua auto ridotta a rottame, vide l'unica soluzione possibile. Andò al lavoro, finita la giornata diede un preavviso minimo e si licenziò.
Tornando a casa con i mezzi pubblici era ormai buio e malgrado l'illuminazione adeguata, i portici proiettavano ombre sinistre e creavano angoli ciechi, poco lontano passava qualche nottambulo a gruppi o in coppie e Chiara sentendosi al sicuro finalmente si rilassò, ma poco dopo, sentì tirarsi per i capelli, la testa rovesciata all'indietro le scopriva la gola. Un sibilo all'orecchio: “Ho detto tu da qui non ti muovi, ogni giorno, ogni ora sarò dietro di te e la prossima volta al posto della macchina potresti esserci tu”.
Il furore, la paura, lo stress, un lampo e si girò con l'artiglio pronto, in un attimo sulla sua mano di rosso non c'era più solo lo smalto, l'idiota con quattro segni rossi sul viso mollò la presa solo per prendersi anche una calcio nelle palle.
Una volta libera, Chiara lo guardò schifata e se ne andò, l'idiota continuava a rantolare minacce inutili mentre lei si allontanava, per fortuna non era lontana da casa; malgrado il desiderio di vendetta, se avesse avuto fratelli o amici disposti ad intervenire non gli avrebbe detto nulla per non fargli correre rischi inutili.
A casa, in silenzio respirò mille volte per buttare fuori il veleno di quella storia.
Poche ore dopo iniziò a preparare i bagagli. La mattina dopo era pronta, in famiglia c'era un clima da ultimo addio, ma con loro non sarà così, per loro tornerà e ci sarà sempre, ma ora è tempo di pensare a sé.
A Roma era bel tempo, traffico, turisti e confusione non gli erano mai parsi così belli. Era ora di smettere di fuggire dalla paura e di ricominciare.
Sono stata Chiara, e lo sarò di nuovo.